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Scuola Normale Superiore di Pisa

Laboratorio di documentazione storico-artistica. Opere, monumenti, musei, territorio

Coordinatore: Giorgio Bacci
Progetto informatico: Giulio Andreoletti , Andrea Ficini
Comitato scientifico: Giorgio Bacci , Massimo Ferretti , Miriam Fileti Mazza
Collaboratori: Federica Ellena, Elena Miraglio
Stagisti: Viola Fazzi, Elena Rocchiccioli, Marina Sabatini, Francesca Strobino, Lucrezia Visdomini


La struttura che ospiterà il progetto di ricerca sarà il Laboratorio di documentazione storico-artistica. Opere, monumenti, musei, territorio, sorto con il proposito di approfondire le diverse problematiche storico artistiche, sviluppa e riprende parte dell´eredità dell´ex CRIBeCU (Centro di Elaborazione Dati Storico Artistici), fondato negli anni Settanta, rivolgendosi con particolare attenzione alle immagini di riproduzione intese sia come linguaggio visivo, sia come parte integrante della nozione stessa di patrimonio culturale.

L´Unità della Scuola Normale, con una forte carica innovativa sia a livello di architettura progettuale-informatica, sia a livello di metodologia di ricerca storico-artistica, svilupperà il tema centrale della fruizione dell´arte contemporanea dalla fine dell´Ottocento agli Ottanta del Novecento secondo una prospettiva multidisciplinare, affiancando analisi figurativa e semiologica, editoriale e storica in senso lato.

È il 1957 quando Roland Barthes pubblica Miti d´oggi e Vance Packard I persuasori occulti, nel 1962 uscirà Opera aperta di Umberto Eco. La lista delle date significative potrebbe ovviamente continuare ad libitum, ma quello che interessa sottolineare è l´inizio di una riflessione attorno al moderno significato delle immagini, cui ci si rivolge con la competenza del semiologo e del sociologo, del letterato e dello storico dell´arte.
Non a caso, nel 1961 Eco scrive L´Informale come opera aperta, provando ad analizzare l´arte contemporanea con gli strumenti della semiologia. Il concetto di immagine e di illustrazione travalica però i confini delle arti maggiori, coinvolgendo il cartellone murale, la pubblicità, la televisione, insomma, quella globale “ricezione nella distrazione” di cui aveva già parlato Benjamin negli anni Trenta del Novecento. Significativamente, il momento di avvio della moderna società delle immagini è individuato tra la fine dell´Ottocento e l´inizio del Novecento, con lo sviluppo impetuoso dei mezzi di comunicazione di massa. In tale ottica sarà riletta con attenzione l´illustrazione liberty e quella deco, quella naturalista e quella invece simbolista, studiando la ricezione di modelli artistici “alti” nella cultura editoriale.
Non solo un´analisi di tipo figurativo, ma anche, appunto, semiologico, cercando di capire il processo che portava nello stesso arco di anni (Sessanta-Settanta) a riflettere sul significato delle illustrazioni nei romanzi a dispense di inizio secolo e contemporaneamente a sviluppare sperimentazioni verbo-visive.

L´Unità della Scuola Normale si propone dunque di condurre la riflessione secondo due linee di ricerca: il rapporto semantico tra testo e immagine e i legami tra arti maggiori e minori, a partire dalle teorie semiotico-percettive elaborate dalla metà degli anni Sessanta del Novecento, che da un lato avevano condotto alla sperimentazione verbo-visiva e allo scardinamento del sistema comunicativo massmediatico e figurativo rielaborato in una nuova concezione di opera d´arte, e dall´altro a uno studio particolareggiato dei meccanismi di funzionamento della figurazione di inizio Novecento.

In particolare, saranno studiati e digitalizzati dei casi significativi, individuati, al momento, nei periodici «Il Risorgimento Grafico» (1902-1941), «Documento Sud» (1959-1961), «Ex» (1961-1965), «Quaderno» (1961-1962), «Linea Sud» (1963-?), «Tèchne» (1969-1976), «Geiger» (1967-1982), «Amodulo» (1968-1970), «Lotta Poetica» (1971-1975, 1982-1984 e 1987) e l´archivio disegni della casa editrice Bemporad/Giunti.

 


 

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